Le colline hanno gli occhi – Alexandre Aja – (2006)

Le colline…

Immagine_04

Le colline di Wes Craven, filtrate attraverso gli occhi della giovane promessa horror francese Alexandre Aja, sono un luogo di sicura e controllata violenza. Il regista guarda al cuore nudo e crudo (quello che mangia Jupiter nel finale) della pellicola del 1977 con rispetto e fedeltà, offrendo una realtà torture in grado di accontentare tutti (esigenze distributive e pubblico di genere più scafato). Dove la trasposizione di quelle colline nel nuovo millennio fallisce, invece, è nell’attacco all’American Way of Life. La sceneggiatura del già collaudato duo Aja-Levasseur tende a implementare la storia originale, gettando fuori dagli argini un contenuto non presente nel film del 1977, oppure evidenziando in maniera chiara quel contenuto che emergeva spontaneamente tra la messa in scena grottesca, aggressiva e la polvere.

Immagine_08

Non è certo possibile (e non si chiede di) ottenere oggi la carica eversiva della pellicola di Craven (qui comunque presente in veste di produttore), ma se quella pellicola finiva col dissacrare i “padri fondatori” e imbrattava lo schermo di rosso (pur riscuotendo – forse – un successo più fortunato del dovuto), l’upgrade – giusto per usare un termine tecnologicamente in voga – di Aja tende ad andare oltre il modello originario e questo è l’unico limite del film. Se sul finire degli anni Settanta lo scandalo Watergate e la ferita (ancora) aperta Vietnam potevano essere l’ideale sfondo non esplicito della vicenda, oggi era sufficiente limitarsi al dualismo repubblicani/democratici (con il paesaggio desertico che rimanda al conflitto afghano che connota questo primo scorcio dei 2000): l’immagine del cadavere di Big Bob con l’asticella della mini bandiera americana conficcata in testa è eloquente di per sé. Tutto il resto è superfluo (bene la passeggiata di Doug nel deserto accompagnata dalle note di “California Dreamin’ ” e male i freak che cantano “The Star Spangled Banner” – giusto per ratificare).

Immagine_01

… hanno gli occhi

Gli occhi di Alexandre Aja citano fedelmente il calco dell’originale, per ciò che concerne determinate scene (e si rivolgono pure a qualche elemento di Le colline hanno gli occhi 2 del 1985), offrendo – però – uno sguardo “più ricco” della vicenda, sfruttando a pieno gli importanti mezzi a disposizione: dolly avvolgenti, eleganti carrelli e campi lunghi e lunghissimi che sottolineano il minaccioso ruolo dell’arido paesaggio marocchino, ma anche camera a mano e montaggio sfrenato nei momenti più concitati. Anche se il regista sembra voglia spingere sul pedale dell’acceleratore torture, in realtà, si tiene alla larga da tutto ciò che possa risultare disturbante in modo genuino: la famigerata scena della roulotte (con o senza tagli), sostenuta dai rumori distorti e dalle scosse elettriche del commento sonoro di Tomandandy, scorre su binari privi di scambi.

Immagine_03

Quando nella seconda parte del film, invece, l’eccesso cambia il registro del racconto con la “trasformazione” di Doug, l’iper-realismo non convince, poiché non si è in grado di distinguere un’atmosfera efficacemente sarcastica. L’alternanza dei due epiloghi lascia indifferenti: se da un lato Brenda e Bobby rispettano (con piccola gradita sorpresa) quello del film di Craven, l’evoluzione di Doug, dall’altro, si risolve in pura azione – e che Jupiter & Soci possano essere, prima di tutto, delle vittime ribelli (li vediamo come freak e non più come semplici cavernicoli cannibali) è assolutamente irrilevante.

Immagine_05

Gli occhi di Alexandre Aja vogliono farci oltrepassare una linea di demarcazione i cui confini sono, però, talmente ben (ed esplicitamente) delimitati che il gioco appare, in definitiva, riuscito soltanto a metà. Il progetto, che nasce sulla scia del successo del remake di Non aprite quella porta (passando per pellicole quali Wrong Turn e La casa dei mille corpi), trova il giusto compromesso per allinearsi ai colleghi, ma non la giusta chiave per superarli: il paradosso di questo film è che se da un lato risulta migliore del modello originario, dall’altro regredisce proprio nel tentativo di aggiungere pezzi a una struttura che non ne ha bisogno.

Immagine_07

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...