Pacific Rim – Guillermo del Toro – (2013)

Locandina

Il cinema come luogo di diversivo fantastico. Ma anche come dispositivo capace di inglobare (e omaggiare) le caratteristiche di altri media dedicati all’intrattenimento. E Pacific Rim è una macchina ottimamente costruita per catturare il grande pubblico, amante dell’azione e dello spettacolo visivo legato agli effetti speciali (del resto l’Industrial Light & Magic, in tal senso, è già di per sé sinonimo di garanzia). Però c’è dell’altro: l’operazione diventa interessante, infatti, da un punto di vista strutturale, perché Guillermo del Toro (coadiuvato in fase di sceneggiatura dal giovane Travis Beacham) riesce a far convivere il mondo dei Kaiju (i mostri giganti giapponesi) con quello dell’anime robotico (sempre proveniente dal paese del “Sol levante”) senza preoccuparsi di dover “giustificare” l’insieme per via di una trama “complessa”. La fondamentale scommessa vinta da Pacific Rim è, pertanto, proprio la sua capacità di offrire esattamente ciò che gli è richiesto, togliendosi lo sfizio di disseminare tale offerta di vari richiami a universi fantastici che hanno esercitato (e magari esercitano tuttora) un particolare fascino per del Toro, il quale riesce così a condividere la sua passione anche con un pubblico “altro”[1].

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Pacific Rim è dedicato alla memoria di Hishiro Honda[2] e Ray Harryhausen[3] e già questo definisce il programmatico intento del film. Il riferimento principale è Godzilla, in maniera anche un po’ paradossale, considerato che i veri protagonisti sono i “robottoni” denominati Jaeger. Ma la base essenziale della storia evoca palesemente la classica pellicola di Honda del 1954: a) il mare come luogo di minaccia mortale e – al contempo – fonte primordiale di vita; b) la natura “infetta” e “inquinante” dei Kaiju (Godzilla è una creatura radioattiva); c) lo scontro finale subacqueo con annesso sacrificio umano. Nella saga del più famoso dei mostri giapponesi (che vanta quasi una trentina di film all’attivo a partire da quel lontano 1954), inoltre, tematiche ambientaliste e attacchi al mondo del capitalismo non mancano affatto; e nel film di del Toro la “personalità” parassitaria dei Kaiju, che per sopravvivere devono distruggere l’ecosistema in cui si trovano per poi passare al successivo, è indicativa del concetto.

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Per quanto riguarda l’universo robotico (o mecha), Pacific Rim compie una riuscita commistione tra i “divini” Mazinga & Soci (con particolare riferimento a Getta Robot) creati dal maestro Go Nagai e i cosiddetti “real robot” inaugurati dal Gundam di un altro maestro del settore, qual è Yoshiyuki Tomino[4]. Ed è per tale motivo che i Jaeger rappresentano un potere soprannaturale “salvifico” capace di contrastare quello “titanico” dei Kaiju, pur essendo indissolubilmente legati alla realtà tecnologica attraverso la quale sono stati creati dall’uomo. Non a caso la coesistenza/cooperazione dell’uomo/pilota è indispensabile per il corretto funzionamento/utilizzo del potere in oggetto[5]. Infine, la non delineata origine dei mostri (che giungono da un’altra dimensione, la quale – però – attiene alla Terra e non a un mondo alieno) e il conteggio del tempo che intercorre tra un “evento” e l’altro costituiscono chiaro omaggio alla famosa serie di metà anni Novanta Neon Genesis Evangelion di Hideaki Anno.

PACIFIC RIM

Posta in questi termini, la questione può apparire seriosa e “pesante”, ma in Pacific Rim – invece – è proprio la sottotrama “scientifica” a smontare ogni cosa, costituendo puro divertissement che si dispiega come sfondo alternativo all’azione. Un’azione che del Toro offre in tutta la sua ampiezza, con stile definito, senza deludere le attese dello spettatore.

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Nota a margine

La fotografia del fido Guillermo Navarro rafforza un aspetto interessante della narrazione: essa si svolge essenzialmente in un’atmosfera notturna e dal sapore prossimo all’apocalisse che si dissolve solo nel finale, quando il mare torna a essere luogo di vita in una luce limpida (se non proprio solare).

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[1] È naturale che il pubblico principalmente coinvolto è quello appassionato di un determinato tipo di prodotto, ma Pacific Rim può attrarre (giusto per fare un esempio) anche il giocatore di video game che non è avvezzo all’anime e al cinema in generale.

[2] Il papà di Godzilla (Gojira, 1954).

[3] Maestro statunitense delle tecniche di animazione all’interno dei film reali (scomparso nel maggio 2013, poco prima dell’uscita di Pacific Rim), il quale, grazie al suo lavoro per Il risveglio del dinosauro (The Beast from 20,000 Fathoms, 1953), fonte d’ispirazione per lo stesso Godzilla, si può considerare una sorta di padrino dei film di mostri giganti.

[4] Non bisogna sottovalutare, poi, le serie televisive giapponesi sullo stile dei film di Godzilla che iniziano a essere prodotte sul finire degli anni Sessanta (per l’Italia uno degli esempi più noti è Megaloman), le quali – per prime – combinano elementi legati ai “super robot” con quelli relativi ai Kaiju.

[5] In tal senso è emblematica la macrosequenza iniziale del film che fa da prologo alla vicenda.

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