Lacrime di pixel

Lo sfarfallio del neon è luce piatta e andata – l’occhio che brucia e cortocircuita.
Lo schermo tremolante controlla l’attività ed è impossibile pensare di gestire attività non monitorate.
L’occhio gronda nuovi liquidi infetti – che le lacrime sono esaurite (o, comunque, un lusso per pochi).
Quindi, queste (tutt’al più), sono lacrime di pixel.
E poi subentra il dito per fare un clic sul pulsante “Stampa”: così si sforna inutile cartaccia.
E la routine dell’occhio stagna. Non ha niente per cui piangere (un vero pianto – s’intende): soltanto sofferenze, filtrate dal display.
L’irritazione del bulbo continua. Ma tanto, in farmacia, c’è il collirio: avanti per inerzia.

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