The Children of Uranium – Peter Greenaway e Saskia Boddeke – (2006)

L’URANIO UNIVERSALE

Maggio 2006

The Children of Uranium è un allestimento multimediale ideato da Peter Greenaway e Saskia Boddeke (sostenuto dalla musica del poliedrico compositore italiano Andrea Liberovici) che rappresenta un’ulteriore propaggine dell’ambizioso progetto “Tulse Luper”. Il mondo della messa in scena poggia le sue fondamenta sulla tavola periodica degli elementi e la drammaturgia è incentrata sull’ultimo di essi, ossia l’uranio.

Gli ambienti del Pan (Palazzo Roccella) di Napoli che ospitano l’installazione diventano un’unica cosa con l’universo dell’opera d’arte, producendo un bombardamento semiotico (teatro, musica, cinema e quant’altro) che non risulta affatto violento e ossessivo: l’atrio è la fucina di idee di Isaac Newton; le scale sono un luogo transitorio di scoperta dove avviene l’annuncio dell’angelo Moroni; le stanze del primo piano (infine) costituiscono la dimora degli altri personaggi.

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Le luci sono per lo più soffuse (giallo, rosso e blu, i colori che prevalgono) e diventano via via più accese a seconda dello svolgersi dell’azione – fatta eccezione per le scale, costantemente ben illuminate. Altoparlanti disseminati un po’ ovunque diffondono un reiterato commento sonoro simile al ticchettio di un orologio (mai fastidioso). E in effetti proprio il preciso scorrere del tempo scandisce il ritmo degli eventi, supportati dalle immagini proiettate da schermi anch’essi onnipresenti che mostrano con una certa insistenza l’esplosione di una mela verde che muta in una catastrofica esplosione atomica: l’uranio può distruggere il mondo.

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I protagonisti che popolano gli ambienti sono otto personaggi storici in qualche modo legati alla scoperta e all’evoluzione dell’elemento n.92. A essi ne va aggiunto un nono che rappresenta l’origine della vita e che costituisce il motore dell’azione drammatica attraverso il suo passaggio tra le stanze e l’interazione con gli altri: Eva. Ella offre la sua mela colta nell’Eden (una piccola stanza gialla dal cui soffitto pendono una serie di mele verdi che rendono l’idea di un cielo fatto di mele[1] e al cui centro vi si trova una vasca da bagno con una doccia fissata a un’estremità della vasca stessa), simbolo per eccellenza della dicotomia bene/male. E proprio per via degli esperimenti sulla legge di gravità eseguiti su una mela da Newton assistiamo alla nascita della scienza moderna che, a seconda degli scopi per i quali viene sviluppata, può essere sia edificante che devastante. Lo scienziato resta poi isolato dagli altri nell’atrio, intento nella costruzione di una nuova Arca per la salvezza.

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Joseph Smith/angelo Moroni conduce al primo piano, declamando con il suo canto baritonale gli elementi della tavola periodica e nella sua stanza si possono distinguere un setaccio, un rastrello e una vanga, utilizzati per la ricerca di un tesoro che si rivelerà essere uranio (anziché oro). Marie Curie, illustre prima vittima delle radiazioni, è emaciata e sofferente all’interno del suo laboratorio immerso nel blu cobalto – che sembra essere quello di un alchimista. Eppure è un essere delicato e soave come una farfalla che lancia pesanti accuse a Krusciov, famigerato leader sovietico ai tempi della Guerra Fredda, il quale instaurò un governo di terrore basato sulla minaccia degli armamenti nucleari. Nikita Krusciov se ne sta rintanato in una lurida stanza, disteso su una brandina militare, mentre su di un tavolo incombe la presenza di un telefono che può essere usato per lanciare ordini di distruzione. Gorge W. Bush (attuale presidente degli Usa [siamo nel maggio 2006 – n.d.a.]) è la nuova minaccia nucleare per via della sua politica neocolonialista (emblematico il barile pieno di petrolio rosso sangue che campeggia nel suo studio ovale) e se la intende alla perfezione con Krusciov: i due si seguono divertiti tra gli ambienti in uno strano rito di disturbante e macabra goliardia. Robert Oppenheimer è logorato da un ossessivo senso di colpa per aver contribuito alla costruzione della bomba atomica e se ne sta seduto su una sedia a dondolo a fissare uno schermo che mostra ripetute immagini di esplosioni. Le pareti della stanza sono costituite da pannelli di alluminio e il pavimento è fatto di terra battuta: in un angolo vi si trova un mini-cimitero con lumini funebri accesi dinnanzi alle fotografie di bambini deformi a causa delle radiazioni. Mikhail Gorbaciov presenzia una veglia funebre per una bara vuota. Dal soffitto pendono delle flebo piene d’acqua il cui contenuto gocciola in sgangherate pentole poste sul pavimento. Alle pareti sono invece appesi una serie di indumenti femminili. L’artefice della distensione Est-Ovest e della politica di disarmo nucleare a livello mondiale si trova a “celebrare” la fine del suo sogno utopistico (la stessa “u” dell’uranio è la “u” dell’utopia, come afferma la didascalia dell’elemento) e della scomparsa dell’amata moglie Rajssa. Albert Einstein – che si rifiutò di contribuire al progetto per la costruzione della bomba atomica – elogia il sapere e la conoscenza utilizzati per scopi benefici a favore dell’umanità. Le pareti della stanza in cui si trova sono nere e adornate da una serie di formule ed equazioni matematiche fosforescenti.

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Eva rappresenta per un ognuno di essi qualcosa di diverso ed “innesca” le varie situazioni: è una delle venti mogli di Joseph Smith con il quale danza sulle note di un country-folk; è un’amorevole sorella per Marie Curie; l’opprimente figura del senso di colpa di Oppenheimer che costringe quest’ultimo a dimenarsi e sbattere contro le pareti d’alluminio; una ballerina di facili costumi per Krusciov (il re maiale); una delicata dama con cui danzare per Einstein, consentendogli di elaborare la famosa formula E=mc²; lo spettro della compianta Rajssa per Gorbaciov; una first-lady desiderosa di “apparire” che asseconda la megalomania e la stupidità di un alienato Bush.

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Siamo di fronte ad un pesante monito e l’avvento di un nuovo diluvio universale è inevitabile. Inizia un temibile conto alla rovescia e si ritorna nell’atrio dove l’Arca costruita da Newton è pronta: ma sarà sufficiente per la salvezza della specie? Con l’acqua inizia (e finisce) la vita.

The Children of Uranium

[1] La mela rappresenta, in questo caso, anche il simbolo della legge di gravità e vi si può, quindi, riscontrare un’associazione/contrasto con/tra il mondo della scienza e quello della religione (e – più in generale – della spiritualità).

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