Percepire prospettive

Ti dicono che è solo questione di prospettive. E tu lo accetti. Passivamente. E te lo inculcano, perché sanno che tu non hai prospettive. Perché, anche se fossi in grado di coglierne il senso [della prospettiva], non potresti (comunque) comprendere: la dimensione reale dell’insieme. E resti fisso sul prospetto. Che dovrebbe condurti in avanti – e addirittura guidarti. Ma lo smarrirsi è così semplice. Se solo fossi capace d’insinuarti: nel discorso del profondo – [di questo giovane spazio] senza avere paura.

Dall’interno: è lì che devi aggirarti. E della profondità: è lì che devi introdurti. Essere parte della prospettiva: una colonna architettonica. Perché la direzione è limite, se non si prova a percepire la struttura: semplice linea tracciata per essere seguita (quando andrebbe, invece, deviata e scolpita). Devi occupare lo spazio: e non per annientarlo, ma per disegnarlo. Fare tuoi tutti gli elementi che possono: definire il paesaggio. La tua porzione di ambiente. Quella in cui sai accettare il dissimile: quella in cui meglio riesci – naturalmente – a insediarti.

Il non porsi davanti a una nuova prospettiva. Il riconoscere (invece) una nuova percezione. Il distacco dall’oggetto: qualunque esso sia. Osservarlo. E soltanto per vederlo diverso. Dal fondo della strada, tranquillo. Scegliendo i giusti colori, anche senza saper disegnare. Perché è così che nasce la forma astratta. Ed è l’accostamento che devi percepire: quella sintesi combinata che lascia emergere l’idea. Avvicinarti (lento e lieve) al tuo sentire: incorniciare l’emozione e dipingerne il senso. Per raggiungere il vivo che possa divenire reale prospettiva.

E il corpo si prospetta futuro, anche se nel tempo è destinato a sparire: e nell’incedere sbiadisce. Non è sufficiente distinguere le tinte e non è necessario che esse siano forti. Ma devono lasciare traccia: essere indelebili già nel presente. Perché se il corpo non riesce a percepire la prospettiva come multi-traiettoria, allora non potrà mai essere impronta: che tramanda – [Qualcosa]. E se ancora non sai cosa fare, agita e lancia i colori: alla rinfusa. Perché l’unica cosa che conta è la scelta (dalla tavolozza a disposizione).

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