Percepire prospettive

…ed è solo una questione di nuove prospettive. E la si accetta in maniera passiva. Questo concetto viene impresso facile, perché non si hanno vere prospettive, non si è capaci di cogliere il senso [della prospettiva]: la dimensione reale dell’insieme. Si resta fissi – semplici – sul prospetto, che dovrebbe condurre in avanti (guidare, addirittura), ma è soltanto una perdita di tempo. Sarebbe opportuno insinuarsi al di sotto della griglia che forma lo schema. È dall’interno, che bisogna agitarsi e valutare la profondità: essere parte della prospettiva (come una colonna architettonica). La direzione, d’altronde, è un limite. È necessario, invece, percepire la struttura: occupare lo spazio – solo per disegnarlo e definire il paesaggio. Rendere l’idea, della propria porzione d’ambiente, quella in cui accettare il dissimile: naturale installazione. Non è un discorso di nuove prospettive, ma il riconoscere una nuova percezione. Il distacco dall’oggetto: qualunque esso sia. Osservarlo: e solo affinché appaia diverso. Dal fondo della strada, in tutta tranquillità, scegliendo solo i colori migliori (anche senza saper disegnare), che così prende forma la forma. La percezione dell’accostamento: sintesi combinata di armonia. Avvicinarsi – lentamente e leggeri – al proprio sentire (come un’emozione in cornice). Dipingerne il senso per raggiungere il vivo.

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