Gioco o non-gioco ( ? )

Dino è un bimbo come tanti. Un bimbo al quale piace giocare. E pure a Dino – come a tanti altri bambini – viene impartita una seria lezione, riguardante il gioco: l’unica cosa che conta è la vittoria. Dino impara quindi a giocare solo per vincere ed è già – perfettamente – integrato in un sistema di non-gioco. Il gioco non è importante: importante è solo il risultato. Deve vincere sugli altri e non per sé stesso. E se si ritrova all’interno di un gioco di squadra, Dino non deve preoccuparsi neppure dei compagni: perché potrebbero cambiare squadra in qualsiasi momento e la vittoria è del singolo. Dino viene addestrato per comprendere che deve essere considerato migliore degli altri per vincere. Migliore a prescindere dalla qualità della sua bravura e perseguire esclusivamente la [propria] vittoria. Dino dimentica l’esistenza delle regole del gioco, oppure non le sa più distinguere. Dino dimentica che un gioco è pur sempre un gioco e si basa sulle regole: regole che non solo si dovrebbero conoscere, ma anche rispettare. Dino sa solo di dover correre veloce per raggiungere presto il primo traguardo – e oltrepassarlo il prima possibile. Dino, furbetto più degli altri, sceglie la corsia (almeno apparentemente) più agevole da percorrere. Ma lui – a questo punto – è già fuori pista, già al di fuori delle regole: guarda dritto al secondo traguardo e ad acquisire solo il metodo per vincere a qualsiasi prezzo. Dino cresce e vince, oltrepassando traguardi stabiliti da enti al di sopra di lui: cresce e vince solo a scapito degli altri.

Gino è un bimbo come tanti. Un bimbo al quale piaceva giocare. Ora – invece – è tra bambini accomunati dal rifiuto per il gioco. Gino ama giocare per vincere: vincere contro sé stesso. Gino ama giocare per riconoscere i propri limiti e andare oltre: superare sé stesso per vincere l’avversario più forte; superare sé stesso per aiutare i compagni di squadra; superare sé stesso per offrire la sua qualità al pubblico intorno (anche quello che non lo sostiene). Gino ama vincere, ma fatica a capire la seria lezione. Gino sa di dover affrontare l’ostacolo, non di doverlo aggirare (sempre e comunque): e sa pure che ci può essere vittoria nella sconfitta, ammesso che si affronti l’ostacolo – perdendo, ma lasciando sul campo tutto ciò che si ha. Gino fatica tanto e rifiuta. Rifiuta di correre e di scendere in pista con Dino. Da quando Dino ha reso ridicola ogni sua spettacolare vittoria. Gino proprio non riesce a comprendere come si possano associare competizione e sopraffazione: per lui vincere non significa vincere sugli altri.

Gino oggi è isolato. Anche lui fuori pista, ma per altro motivo. Cerca svago in posti poco frequentati. Quei posti dove sa che è ancora possibile incontrare qualcuno – isolato come lui – per dedicarsi assieme al gioco. Un gioco di emarginati tra emarginati: la speranza che qualche spettatore riesca ad assistere per riscoprire quanto sia importante il gioco.

Il video non ha alcuna attinenza con lo scritto, ma è necessario per motivi che non vi riguardano: se non vi sta bene, scegliete voi. Il Tubo è pieno di video: imparare a scegliere è cosa buona e giusta.

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