Il solito incrociarsi

www.theclash.com

…e non è proprio giornata. Gira al largo.
Perché sono stanco.
E tanto stanco, da non voler parlare:
figurati con te!
Specialmente adesso, che questa divisa
di futile ordinanza
non funziona più come una volta.

Gli orecchini brillano le loro scintille d’argento
con i troppi gingilli che oscillano
in un grappolo di falsa allegria
(anche se ormai sono solo dei simboli resi innocui dal tempo);
il sole viola sparge invece – elettrico – i suoi raggi
sulla maglia tutta stinta;
e quei laceri jeans, da finta battaglia,
tentano ancora i loro ultimi assalti.

Ma tra me e te, chi è veramente sciatto?
Io, non tu – naturalmente. E non me ne vanto affatto,
anzi … me ne vergogno. Soprattutto di fronte
a questo naturale desiderio di piacere e stare al centro.

E ancora quel testo di corso, che non t’interessa, abbandonato in giro,
di qua e di là, nella strana speranza
che si possa notare il pezzo di carta
(un piccolo ritaglio, colorato a mano), dove sono annotati
i tuoi docili pensieri in ordine sparso.

Così, di nuovo, mi chiedi dei Clash e del loro ideale di punk.
Proprio adesso, che le joy division
possono essere buono soltanto
per un aspirante suicida.
Adesso
che sai agitarti
e “impegnarti” con gioia.

[Ma Robert Smith è sempre
sul suo piedistallo.]

Non è giornata e l’ho già detto.
Eppure non giri alla larga, sei ostinata:
vuoi vedere il lettore, curiosa dei nomi. E alla fine cedo
(chissà poi perché).
Noti l’album dei Bon Jovi e t’incazzi,
quando affermo – sicuro – che mi piace ogni brano.
Manco avessi lanciato una bestemmia,
e talmente furiosa, da far crollare il cielo
(e del resto lo so che ci credi alla storia).

Ma il problema è di entrambi:
per me si tratta
di essere sempre quel solito fesso
che sembra sappia delle cose che hanno importanza
(quando invece si vuole “divertire” e basta);
per te si tratta
di volere vantare una presunta libertà di fare
– anche se t’interessa sapere
proprio tutte quelle cose
che invece a niente ti serve sapere.

Lasciamo stare, restiamo in silenzio:
zitti e buoni, simili alle mosche
– le mosche che siamo.
E allora scampiamo, al nostro solito incrociarsi.

[Almeno per quest’oggi.]

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