Seattle Syndrome Two – (1983)

Nel 1983 la Engram Records cessa le attività e il suo lascito è Seattle Syndrome Two, che prosegue – idealmente – il discorso intrapreso con la prima compilation del 1981. E si tratta di un disco che documenta sia il cambiamento della piccola scena underground di Seattle sia la sua effettiva scomparsa. Del “Volume One” non ci sono superstiti[1] e le realtà più promettenti si sono già dissolte (o si dissolvono di lì a breve – e comunque lontano dalla città e dallo Stato): i Fartz (diventati nel frattempo 10 Minute Warning) tirano le ultime e Blaine Cook va a unirsi agli Accüsed; i Blackouts si sono trasferiti, ma pure hanno vita breve; X-15/Life In General, da un punto di vista discografico, non riescono ad andare oltre la pubblicazione di un Ep di cinque brani. Resistono solo i Fastabcks che concentrano i loro sforzi nella No Threes Records, mentre i Pudz si accingono a diventare Squirrels.

Per la nuova cucciolata, tuttavia, gli spazi di azione si riducono ai minimi termini, per via della chiusura della casa discografica e per via delle “restringenti” normative che iniziano a essere attuate per la gestione dei club dove è possibile suonare dal vivo. Red Masque, Cinema 90 e Memory si dibattono tra dark wave e synth-pop senza alcuna ambizione. I Next Exit offrono una discreta miscela post-punk dal sapore vagamente surf con chitarra tremolante, mentre i Dynette Set (un po’ Blondie, un po’ B-52’s) rappresentano il volto più gradevole della compilation[2]. L’atmosfera complessiva, in ogni caso, è completamente diversa rispetto a quella del 1981 e prevalgono tentativi “avanguardistici” che guardano più a ritmi sghembi e ballabili, lasciando emergere sensazioni disco-funk, con un orecchio sempre teso verso i Talking Heads (Beat Pagodas, 3 Swimmers e Steddi 5), che all’approccio essenzialmente punk del “Volume One”. Vi si trova anche la vena tribale ed eterea della cantautrice e polistrumentista Sue Ann Harkey.

Nel mezzo delle quattordici tracce che compongono il disco si ritaglia un posto pure un bizzarro brano rumoristico intitolato (forse non a caso) Out Of Control. Gli autori della canzone in questione sono i Mr Epp & The Calculations, ideati dal vocalist Joe Smitty – affiancato, a livello creativo, dall’amico Mark Arm (futuro Mudhoney). Il gruppo, in città, non solo si può già fregiare –orgogliosamente – della reputazione di “peggior band al mondo”, ma è anche la più attiva nella scena da scantinato che si sta sviluppando in questo momento. L’incedere da sgangherata marcia marziale e lo sferragliare chitarristico insensato che accompagnano l’alienante salmodiare di Smitty (che sfocia in qualche urlo improvviso di tanto in tanto) certificano lo status di vero pioniere della storia del grunge di Mark Arm.

Bisogna evidenziare, infine, che nel periodo di pubblicazione di Seattle Syndrome Two il movimento hardcore inizia a imporre prepotentemente il proprio credo in giro per gli Usa e a Seattle le band del ridotto circuito underground aprono per formazioni fondamentali come X, Black Flag e Hüsker Dü. Benché la Engram chiuda i battenti, i ragazzi del Nordovest hanno voglia di suonare e divertirsi, fosse pure semplicemente per riunirsi in garage o in cantina a far baccano con la classica strumentazione rock (basso-batteria-chitarra). U-Men[3], Mr Epp, Malfunkshun, Melvins e, poi, Soundgarden e Green River cominciano a gettare le basi per la costruzione di un nuovo percorso.

[1] Escludendo James Husted (Body Falling Downstairs e K7SS), il quale suona il sax in Credo, la minimale sperimentazione dei Celestial Pygmies.

[2] Entrambe le formazioni, in quel 1983, riescono comunque a pubblicare un album: i Next Exit escono con Metropolitan West, mentre i Dynette Set vengono fuori con Rockers And Recliners.

[3] Capitanata dal cantante John Bigley, questa formazione rappresenta (in quel preciso momento – nonostante l’assenza in Seattle Syndrome Two) l’unica realtà che sembra in grado di potersi affermare.

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