Di inerzia e silenzio

 

So stare in silenzio e ringrazio
il dizionario e quel po’ d’esperienza.
Poi azzero gli inutili vincoli,
nel rimandare precise scadenze
che mi svuotano da ogni bisogno
concreto. Posso dire così addio
ai volti del quotidiano e rispondere
a stento, con queste poche parole
usate a memoria e distinte:
così precise che valgono niente.
Riuscire ancora a fallire e fottere
queste esigenze non mie. Indosso
soltanto indumenti che conosco,
perché è l’unico modo per sparire.
Dissimile, sul fondo. Qui restare
e incrociare le razze come me:
inadatte (che sanno stare zitte).
Ormai è una questione di termini.
Tutti scaduti e tutti limitati.
Estremi di questi soliti volti
che non sanno usare una maschera.
Non li guardo più e così posso illudermi
sia inerzia senza frenesia.
Non serve fingere e produrre scuse,
cercare d’apparire adeguato:
mi considero zero e lo sanno,
ma posso comunque essere esaurito.
Provo l’interazione senza scambio
come potesse essere l’espediente.

ancora azzanno qualcosa la sera e riposo

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