La luce del frigo

La luce del frigo ha nuovi silenzi da offrire,
mentre la notte non ha
scelto ancora il suo corso.

Lo schermo non funziona e non racconta più
della conservazione della specie,
di come preservare il disumano
e isolare tutto il resto.

Informazioni crepitate fuori in puntini di ghiaccio
che affilano l’ambiente senza danni evidenti.
Girano in cerchio: serie di puntini,
nel desiderio di essere (vivi e nutriti).
I puntini sbagliati,
quelli che giudicano il mio giudizio
e variano il mio stato, fino alla stasi.

Scavo, poi, a fondo,
in mezzo a prodotti scaduti.
Imparo a cucinare nella notte e sembra sia una soluzione adatta:
[Cibo come puntini.]
prelibate pietanze d’inutilità sociale.

E ora so bene perché
scelgo una dieta a base di silenzio
blu:
per lasciare che i puntini pensino (i loro pensieri),
si nutrano da soli e siano – esattamente
– ciò che hanno da vomitare.

Il mio bioritmo inizia a rallentare
perché così deve e perché
i puntini girano nella feroce avidità di cibo.
Ma, non appena rallentano, allora,
sono io a girare di nuovo veloce.

Evito il loro crepitare fitto,
affinché resti solo dell’acqua.

Puntini sospensivi.

la luce del frigo è gialla e spesso idea precotta

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