La luce del frigo

La luce del frigo ha nuovi silenzi da offrire, mentre la notte non ha ancora scelto il suo corso. Lo schermo non funziona e non racconta più della conservazione della specie, di come preservare il disumano e isolare tutto il resto. Informazioni comunque crepitate fuori, in puntini di ghiaccio che affilano l’ambiente, senza danni evidenti. Girano in cerchio, tutta una serie di puntini che vogliono essere (vivi e nutriti). I puntini sbagliati, quelli che giudicano il mio giudizio e riformulano il mio stato, fino alla stasi. Scavare a fondo tra gli alimenti ormai scaduti. Imparare a cucinare di notte. Sembra possa essere una soluzione: [cibi come puntini] pietanze d’inutilità sociale. Poi ricordo perché: scegliere una dieta a base di silenzio blu. Lasciare che i puntini si nutriscano per conto proprio, pensino i loro pensieri e siano ciò che hanno da vomitare. Il mio bioritmo rallenta perché così voglio, perché i puntini girano veloci (nell’ingordigia). E se rallentassero, sarei io ad andare più veloce. Evitare il loro crepitare nell’ambiente, filtrare, affinché resti solo l’acqua. Puntini sospensivi. La luce del frigo è gialla e – spesso – idea precotta.

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