Nuova Gianturco – Francesco Di Bella – (2016)

Esaurita l’avventura 24 Grana e archiviata l’esperienza Ballads Cafè, Francesco Di Bella giunge al suo “vero” debutto da solista[1]. Nuova Gianturco è il primo disco di inediti e il cantautore decide di raccontare un luogo di Napoli che rappresenta il punto di partenza della sua attività musicale (nel periodo della cosiddetta “Vesuvio Wave”[2]).

L’album è (nelle parole dello stesso autore) un piccolo concept, animato da personaggi di periferia. Un lavoro in grado di restituire all’ascoltatore immagini romantiche, che si contrappongono a quelle di degrado solitamente associate a determinate zone metropolitane. E proprio la title track esemplifica al meglio la natura del prodotto: il suo andamento arioso (con l’affiorare – mai invadente – di una lieve melodia d’archi), che si “oscura” soltanto nella parte conclusiva, offre l’odore della benzina e la visione di fabbriche “cadute”; ma descrive una realtà capace di esistere e rinascere, in un riuscito contrasto di luci ed ombre[3].

Con piglio da menestrello sincero, Francesco Di Bella si avvale di preziose collaborazioni[4] per esporre in maniera efficace le sue storie. L’ex leader dei 24 Grana ha sempre mostrato una naturale attitudine a esplorare territori musicali al di fuori del contesto band, trovandosi a proprio agio[5]. Nuova Gianturco gli consente di  mescolare diverse atmosfere sonore su una solida base di elementi per i quali si può spendere il termine folktronica. Gli episodi più significativi di questa libera (ma omogenea) commistione si riscontrano nella rilettura di Brigante se more[6] e nella traccia più “rockeggiante” dell’intero lotto, ossia Blues napoletano.

Aziz, personaggio protagonista dell’omonimo brano, diventa il simbolo dell’insieme dello spettro musicale di Nuova Gianturco. La canzone è sostenuta da un’impalcatura ritmica vagamente esotica, contrappuntata da qualche nota di piano appena appena dissonante (che si accorda al tema trattato: gli emigranti e la connotazione spesso multietnica delle periferie). In questa struttura si inserisce, senza provocare traumi, l’incursione elettronica più marcata (dal lieve sapore trip hop) dei 99 Posse, per garantire un senso di frustrazione e rivalsa sociale (al tempo stesso). E comunque Aziz «Nun adda dà cunto a nisciuno.»

Tre nummarielle, il singolo che ha accompagnato la pubblicazione dell’album, racchiude (invece) lo spirito di calorosa malinconia che contraddistingue l’autore e il suo favolistico messaggio di speranza.

Nota a margine

Gianturco non è Scampia e oggi Francesco Di Bella si esprime in maniera (se non proprio diversa) meno “urgente” dei primi anni coi 24 Grana, tuttavia mi piace sottolineare ancora la naturale attitudine che lo conduce a collaborare con altre realtà artistiche e la sua propensione al “fare”. Perché è possibile riscontrare in questa qualità una vera e propria cultura di rinascita dal “basso” e creare un parallelo con il lavoro della band ‘A67. Mi piace chiudere, senza dilungarmi oltre, proponendo questo video trovato sul Tubo, dedicato a Felice Pignataro (così come la canzone Felice – ‘A67 + Francesco Di Bella), per cercare di rendere l’idea (almeno provarci).

[1] In realtà il gruppo di lavoro Ballads Cafè resta intatto, stretto intorno alla produzione di Daniele Sinigallia.

[2] Questa definizione accompagna per un po’ di tempo 99 Posse, Almamegretta e 24 Grana nella seconda metà degli anni Novanta.

[3] La scrittura di Francesco Di Bella gioca spesso sulla soglia di una dimensione che divide il giorno dalla notte e sulla ricerca di un certo tipo di luminosità che si trova negli angoli “scuri”. Basti pensare a brani come Kevlar (2001), L’attenzione (2003) e L’alba (2008). Tutte canzoni del periodo 24 Grana e si può affermare che Underpop (2003) sia il disco sul quale emergono i primi sintomi del possibile futuro solista di Di Bella.

[4] 99 Posse, Neffa, Dario Sansone, Claudio “Gnut” Domestico e Joe Lally (Fugazi).

[5] Già nel 2005 collabora con Marina Rei sull’album Colpisci (nel brano Song’ je), la quale restituisce il favore in Smania ‘e cagna’, contenuta in Ghostwriters (2008) dei 24 Grana. Non a caso, forse, Ghostwriters è il penultimo disco della band e quello che rende l’idea potesse essere l’inizio di un nuovo percorso – qui nasce la “partnership” con Daniele Sinigallia.

[6] Brano scritto da Carlo D’angiò ed Eugenio Bennato ai tempi dei Musicanova (1980), particolarmente importante per la “crescita” di Francesco Di Bella – e che diventa anche un tributo per lo scomparso D’Angiò.

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